mercoledì 27 luglio 2011

pretty things, "s.f. sorrow"




cosa dire di un album del genere? un disco che solo per la proverbiale sfiga del gruppo non viene oggi riconosciuto quanto dovrebbe, che poi vuol dire che troppo spesso viene escluso dalle liste dei dischi più importanti di un periodo, tra il 66 ed il 69, che è vero e proprio fulcro di tutto ciò che si ascolta oggi. il "sgt pepper" sì, "the piper at the gates of dawn" sì ma "s.f. sorrow" no. eppure il quinto disco dei pretty things non ha nulla da invidiare a quei giganti in lungimiranza, inventiva ed originalità. (non a caso fu prodotto da norman smith, produttore proprio di "the piper")
il problema fu che il gruppo non riuscì a mantenere il livello strepitoso anche per i dischi seguenti, complice la dipartita del geniale chitarrista dick taylor a causa proprio del fallimento commerciale di "s.f. sorrow" che con il suo concept nero e depressivo non aveva incontrato il supporto della emi e di conseguenza aveva evitato il successo. ma quello di cui sto parlando è un disco imprescindibile, uno di quei miracoli unici ed irripetibili.

prima opera rock della storia, tanto per cominciare, in anticipo di un paio d'anni su "tommy" degli who (pare che townshend abbia ascoltato proprio "s.f. sorrow" per giorni prima di comporre la sua opera), il disco narra le vicende di sebastian f. sorrow, figlio della "fabbrica della miseria" in cui lavorano i genitori.
destinato fin da piccolo ad un'esistenza grigia e triste, si innamora della ragazza della porta accanto proprio mentre inizia anche lui a lavorare nella fabbrica ma viene poi chiamato per andare in guerra.
finita la guerra sebastian trova una nuova casa in america ed invita la ragazza a raggiungerlo con una mongolfiera, la quale però prende fuoco sopra i cieli di new york uccidendo tutti i passeggeri. sorrow a questo punto intraprende un viaggio interiore che lo porterà alla consapevolezza della vacuità della sua vita.
ritrovatosi senza nessuno di cui potersi fidare, sebastian muore solo, lasciandosi il nulla dietro di sé.

mi sembra abbastanza inutile far notare i vari punti in comune con "tommy" o "the wall" o mille altri concept, è più interessante pensare al successo che questi altri hanno avuto con storie ben poco più rassicuranti, per non parlare dei film tratti da essi con la loro costante paranoia incombente.
probabilmente in un certo senso il mondo non era ancora pronto per un disco del genere, che anche musicalmente non si rivela certo rassicurante.

se l'avvio con "s.f. sorrow is born" può essere abbastanza standard nei suoi rimandi agli who e ai beach boys, già da "bracelets of fingers" si inizia ad annusare l'incubo, incastrato tra blocchi di voci a metà tra beatles e beach boys in una strofa lacerante e rabbiosa. l'amore di sorrow si concretizza nella vivace "she says good morning" prima di precipitare nell'orrore della guerra, raccontato da "private sorrow", marcia sbilenca ed ambigua che tanto dev'essere piaciuta a ian anderson.
da qui in poi l'incubo è costante: "balloon burning" è lacerante con la sua chitarra acida, violenta e sfrontata nel descrivere il dolore del protagonista che vede la sua amata morire tra le fiamme in cielo e si perde in un oblio di pensieri sulla morte nell'agghiacciante litania che è "death".
"baron saturday" conduce con un ghigno sarcastico nel circo funesto che è la mente di sorrow, in un viaggio che passa da momenti di psichedelia distaccata dalla realtà ("the journey") a dialoghi interiori strazianti ("i see you") a orrendi buchi di materia nera sonora ("well of destiny") per arrivare alla rassegnazione della meravigliosa "trust" in cui la realtà della solitudine di sebastian inizia a farsi concreta per poi esplodere con veemenza sanguigna in "old man going", un pezzo che avrebbero forse potuto scrivere i migliori blue oyster cult.

veniamo abbandonati così con "loneliest person" che, delicata e pesantemente rassegnata alla solitudine, testimonia gli ultimi istanti del protagonista in modo sublime, lasciando all'ascoltatore l'impressione di aver appena fatto un'esperienza totale durante la quale in sangue sembra scorrere veramente.
e come il protagonista, anche il disco si ritrovò abbandonato e relegato ad un mondo di appassionati che non lo porterà mai sotto le grandi luci, come avrebbe meritato molto più di tanti altri.
non siate stronzi, ascoltatelo.

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