domenica 7 giugno 2015

the mars volta, "the bedlam in goliath"




se 'amputechture' era l'estremizzazione di alcune parti di 'frances', 'the bedlam in goliath' è la versione steroidizzata di tutto 'amputechture'.
non cambia di certo la mole di materiale: altri 76 minuti ancora più stipati di musica, con le parti noise ormai ridotte a una manciata di secondi in un paio di pezzi, non c'è un secondo di respiro, non c'è un solo momento in cui non stiano succedendo 79 cose tutte insieme.
buona parte della responsabilità di questo va di certo data al nuovo batteraio thomas pridgen, enfant prodige portabandiera di quelli che nel mondo tamburino son chiamati "gospel choppers". per capire ciò che vorrei dire, è giusto che vi dica prima due cose sui gospel choppers: nelle chiese afroamericane negli stati uniti è molto frequente trovare band che suonano durante la messa, questa non è una novità; un po' di anni fa ha iniziato a svilupparsi una scuola di batteristi gospel lungo tutti gli stati uniti, giovani che si ritrovavano a suonare e studiare insieme rubando fill e combinazioni dai loro idoli. il risultato è che spesso questi batteristi hanno un sacco di tecnica e un buon groove ma un pessimo gusto che li porta a suonare sempre troppo con fill intricati e velocissimi che c'entrano solitamente poco con la canzone (e sono normalmente dei semplici linear, frasi in cui non si suona mai più di un pezzo alla volta, a una velocità disumana).
pridgen è decisamente perfetto per rappresentare tutto ciò, la sua performance è esagerata lungo tutto i pezzi, non sta fermo un secondo ed è un continuo spostare accenti, girare le ritmiche, fare fill assurdi. chiaramente tutto è stato, come sempre, arrangiato in toto da rodriguez-lopez per cui è molto probabile che queste siano state le sue indicazioni. di certo se c'è un disco in cui questo modo di suonare può calzare a pennello è proprio 'bedlam': come dicevo è l'intero album ad essere estremo in tutto, i pezzi sono lunghi e tortuosi, le chitarre spalmate in ogni spazio vuoto sono decine e decine, quasi sparisce il basso di juan alderete che rimane a questo punto l'unico appiglio stabile in mezzo al casino più totale (vedi "goliath"). 
c'è però anche una voglia di ridare personalità ad ogni pezzo: mentre in 'amputechture' era tutto un flusso unico, qui le canzoni si distinguono ognuna per un'idea di base e questo è proprio ciò che salva la baracca.
"aberinkula" e "metatron" viaggiano sui medesimi binari ma hanno due ritornelli estremamente catchy che si fanno ricordare; "ilyena", probabilmente il pezzo migliore dell'album, si distingue per un groove ficcante e ancora melodie e ritornelli a fare da collante. notevole la sfuriata  di "wax simulacra" che in due minuti e mezzo rade tutto al suolo, preparando il terreno per il secondo capolavoro "goliath" che fa dello squilibrio il suo punto di forza e fa solcare le follie strumentali da cedric, ispirato a livelli molto alti. la critica che gli si può muovere in questo disco è lo spropositato uso di effettistica che fa: se da un lato dona dinamicità alle linee, dall'altro può stufare soprattutto nell'uso di octaver che creano l'effetto alvin superstar, in 'bedlam' ben più presente che negli altri dischi.
la psichedelia viene limitata a pochi e mirati momenti, principalmente in "cavalettas" e "soothsayer" mentre la breve "tourniquet man" è l'unica oasi di pace in mezzo al macello.
mi sento infine di citare "agadez" perché è l'ultimo pezzo dei mars volta che abbia ancora quegli influssi latin, per quanto ormai vaghi, che avevano graziato soprattutto i primi due album.

per concludere, il discorso non si discosta poi tanto da quello fatto per 'amputechture': ci si trova di fronte un monolito di suono di un'ora e un quarto che non dà tregua né respiro, ancora più estremo del suo predecessore anche nella produzione (troppo) sparata; arrivare sani alla fine è un'impresa impegnativa per cui, ancora una volta, se dovete scoprirli non partite da qui, arrivateci quando già avete un'idea di quello che erano i mars volta e, con tempo e pazienza, troverete un altro gran disco.

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