martedì 2 ottobre 2012

muse, "the 2nd law"




cito wikipedia:
"la fiat duna è stata un'automobile prodotta dalla casa automobilistica italiana fiat tra il 1987 ed il 1991."
"in italia la duna gode di una notevole fama grazie alla satira, che spesso l'ha usata per esemplificare un'automobile di bassa qualità (la rivista cuore nel 1993 le dedicò addirittura un ironico calendario). nel 1994, il gruppo di rock demenziale trombe di falloppio pubblicò il brano duna bianca (a sua volta una parodia di metal health dei quiet riot), che ironizzava sulle scarse prestazioni e i numerosi difetti dell'automobile."

tuco benedicto pacifico juan maria ramírez: il brutto.

"i, robot" is a 2004 science-fiction action film directed by alex proyas.

queen are a british rock band formed in london in 1971.

il mondo ne ha viste e sentite di cose brutte.
i queen ci hanno costruito una carriera.
qualcuno ha detto di matthew bellamy: "sai cosa mi colpisce di lui? che riesce a sembrare freddy mercury frocio.". e di questo disco: "è roba che negli anni 80 avrebbero detto "no dai un po' di buongusto per favore"".
la mamma di bellamy si vergogna a farsi vedere in giro. è una tragedia, deve uscire sempre mascherata perché se no la gente la vede e dice "ehi, è la mamma di matthew bellamy".
la sua maestra delle elementari ha dichiarato: "fin da bambino aveva la tendenza a fare delle associazioni inusuali. che poi è un modo carino per dire che metteva insieme roba a cazzo perché tanto era già ricco".
oggi matthew bellamy è ancora più ricco. oggi, per la precisione, è "ricco da far vomitare" (cito la sua dichiarazione dei redditi). provate a pensare cosa può fare uno con tutti quei soldi. pensate a tutte le peggio cazzate che potreste fare con quei soldi. nessuna, ripeto, nessuna delle cose che avete pensato sarà mai una cazzata peggiore di questo disco.

qualche anno fa i muse erano riusciti a battere il record di disco più brutto mai sentito, con l'opera d'arte "the resistance", un qualcosa che ha fatto convertire renato zero alla sobrietà. e pensare che il titolo lo deteneva già un loro disco, l'esorbitante "showbiz" con i suoi inconfondibili assoli di pianto che neanche mariottide.
questa volta hanno fatto una cagata tale che non sono riusciti nemmeno a battersi.
il disco parte alla grande: dopo appena 20 secondi "supremacy" si gonfia di oscene tastiere che la sollevano fino ad essere tanto pomposa che anche i blind guardian sotto anfetamina all'oktober fest si direbbero "no, dai". ma il meglio viene con "madness". qualcuno mi aveva detto "sembra i want to break free versione dubstep". c'era già troppo di buono in quella definizione: la dubstep. ma per il resto è esattamente così. vorrete avere in mano una padella per le castagne rovente e la faccia di bellamy dopo nemmeno 15 secondi di canzone. l'irritazione che riesce a scatenare è molto vicina all'effetto di un paio di mutande di lana grossa piene di sabbia e vetro.
che dire poi della struggente "survival", un melodramma che una vedova napoletana al funerale di suo figlio troverebbe eccessivo, o di "explorers", l'ennesimo plagio dei radiohead in salsa lidl?
e quando pensi che il peggio sia passato, il disco si appoggia su tre-quattro pezzi talmente inutili, vuoti, ridondanti e vomitevoli da smettere di essere divertente e diventare semplicemente una palla al cazzo.

e poi la chicca: il gran finale con la suite orchestrale di nove minuti. io non credo di aver parole per questa cosa. sul serio, ci sto provando ma non riesco a descrivere. "it's impossible for words to describe what is necessary to those who do not know what horror means. horror... horror has a face..." diceva marlon brando. dovete sentire per capire.

e alla fine vi ritroverete in un angolo al buio a rimpiangere quanto di male avete detto sulla duna nella vostra vita. dovete pentirvi e questo disco è la vostra punizione. soffrite.

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