venerdì 11 luglio 2014

antemasque, "antemasque"



giunge così finalmente il nuovo disco della premiata ditta bixler-zavala/rodriguez-lopez, ritrovati compagni dopo l'avventura mars volta conclusasi in modo clamoroso con l'incredibile "noctourniquet".
quello che era evidente nell'ep che ha preceduto questo disco era la voltontà dei due di scrollarsi subito di dosso il fantasma del vecchio gruppo che, infatti, compare solo a sprazzi e in momenti ben precisi di questo debutto.
ricordiamo che a dare man forte ai due troviamo la sezione ritmica composta dal mimetista flea (che pare fare di tutto per starsene in disparte, nonostante il disco sia stato registrato a casa sua) e l'ex mars volta dave elitch, di fatto l'unico batterista non interessante che abbia militato nel gruppo. (onesto mestierante, la tecnica non gli manca, ma di fronte a theodore, pridgen o parks viene eclissato completamente in gusto, groove e personalità.)

detto così non è che le premesse siano delle migliori. e invece.
a salvare l'intero progetto ci pensa l'ispirazione fresca dei due compari, forti di canzoni trainate da riff eccezionali e linee melodiche catchy come non si sentiva dai tempi di comatorium (se non vogliamo addirittura tirare in ballo gli at the drive-in, gruppo che non ho mai apprezzato ma la cui attitudine punk-core viene qui decisamente recuperata, tipo in momento mori). 
come nell'ep, i suoni sono sporchi e molto live e anche il cantato di cedric si adatta a questa dimensione, senza mai usare effetti strambi o cercare le vette di altezza dei tempi andati, probabilmente memore del riuscito sforzo di noctourniquet in cui già la voce restava molto più bassa che in passato.

ma le canzoni sono il fulcro dell'album, e allora parliamone.
scompaiono i king crimson, compaiono invece inaspettatamente molti police, nel tiro, in alcune partiture di chitarra e in molte linee di voce, pur se ben nascosti. restano ovviamente i led zeppelin.
canzoni brutte non ce ne sono, qualcuna è discutibile, molte sono delle gran figate. tipo la tensione crescente di 4am che sfocia nell'ultimo ritornello sbraitato oppure il tiro selvaggio di i got no remorse (dai controtempi fantastici) e in the lurch. altrove i due si focalizzano invece più sulla melodia e sul ritornello vincente come nella punkeggiante 50,000 kilowatts (questa è forse discutibile) o la conclusiva rome armed to the teeth. 
poi ci sono gli episodi in cui spuntano i mars volta che ovviamente sono i miei preferiti: ride like the devil's son accenna un'atmosfera strana e lercia che viene portata a compimento nella gemma providence, dove il già citato noctourniquet torna prepotentemente. simile discorso anche per la già conosciuta people forget, forse con ancora un pelo in più groove.
di drown all your witches invece ho apprezzato di più la versione dell'ep, scarna e forte solo della propria atmosfera, qui lievemente incrinata dall'inutile aggiunta di basso e batteria. 

progetto antemasque assolutamente promosso quindi: è un piacere sentire questi due finalmente tornati sulla terra (anche nella durata del disco, assai inaspettata, di soli 35 minuti), con la chitarra di omar in primo piano a snocciolare un riff dietro l'altro manco fosse un distributore automatico e cedric di nuovo ispirato mattatore melodico con una grinta notevole.
per ora suoneranno solo in america e in giappone, speriamo che passino di qui al più presto perché questo è un progetto che ha nel live sicuramente la sua dimensione ideale e io non vedo l'ora che vengano a raderci al suolo.

nel frattempo abbiamo un vincitore per il premio disco da macchina dell'anno e di sicuro il primo candidato per la lista di fine anno.

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