mercoledì 4 giugno 2014

nanodischi #11: aprile-maggio 2014


poca roba questa volta. non che abbia ascoltato pochi dischi, anzi. è che di un bel po' ne vorrei fare delle vere recensioni, quando ne avrò tempo e voglia. prima o poi.

stills-young band - long may you run

erano bei tempi. per carità, oggi i flaming lips suonano con miley cirus. però fanno i beatles. e allora vedi che erano bei tempi? quando dopo "deja vu" e "4-way street" i quattro dell'apocalisse californiana si mischiavano a cazzo e facevano dischi come questo. nel periodo d'oro di young, che butta lì come se niente fosse 'long may you run', 'midnight on the bay' o 'fountainbleau', si incastrano perfettamente le composizioni più soul e jazzate di stills, su tutte la bellissima 'guardian angel' seguita a ruota dalla sporca 'make love to you'. ringraziamento alla sempiterna fiera di novegro che me ne ha fatto comprare il vinile a 3 euro.


journey - frontiers

a proposito di altri tempi. qui però erano decisamente diversi, non per forza particolarmente belli. certo, con "frontiers" sono usciti "90125" degli yes, "swordfishtrombones" di tom waits, "synchronicity" dei police, "kill 'em all" dei metallica, il primo ep dei queensryche. e proprio a proposito dei deceduti queensryche, loro devono averlo ascoltato tanto "frontiers" prima di registrare "empire". i journey hanno dato vita ad uno dei massimi capolavori dell'aor, foriero di picchi come 'separate ways', 'edge of the blade' e 'frontiers' (proprio la title-track suona spaventosamente queensryche). se il suono americano fa per voi e non conoscete questo disco... non me lo spiego molto. conoscevatelo adesso!

casualties of cool

"epicloud" mi ha fatto proprio cacare. un disco buttato lì tanto per svuotare la cartella scarti del computer. questa volta invece sembra che il buon devin abbia avuto voglia di impegnarsi un pochino di più. accompagnato da ché aimee dorval, già presente nel bellissimo "ki" del 2009, il canadese imbastisce un concept fantascientifico con un uomo disperso su un pianeta lontano sul quale trova una radio che trasmette una voce femminile. o qualcosa del genere. comunque il tutto è raccontato in salsa country rock spaparanzato e morbido, com'è stato nei migliori episodi di "ghost". il difetto è che è veramente troppo lungo e tendenzialmente monotono, però ascolto molto rilassante e consigliato.

killer be killed

tutto quello che il metal dovrebbe smettere di essere è contenuto in questo disco. per la cronaca, sono max cavalera, greg puciato, troy sanders e dave elitch. segmenti appiccicati a caso, ignobili lagne emo, riff banali che manco un bridge dei soulfly, anonimità assoluta e un suono vergognosamente finto, plasticoso e ultracompresso a uccidere ogni sembianza di vita dalle tristi canzoni. nammèrda.

motorpsycho - behind the sun

ormai lo sappiamo, c'è l'appuntamento annuale coi motorpsycho, disco e live. nessuno credo si lamenterà mai finché i dischi che arrivano sono come questo. che è fondamentalmente la versione più bella di quello prima: i norvegesi continuano la loro esplorazione di un qualcosa che è circa progressive, spesso jazzato, molto jammoso, un po' jabba the hutt. come al solito escono vincitori grazie ai pezzi: 'cloudwalker', 'on a plate', 'kvaestor' o 'hell part 7' farebbero la fortuna di molti che vorrebbero ma non possono. del resto, con un batterista del genere, vai dove ti pare e loro lo sanno.

antemasque

sciolti i mars volta, formati gli antemasque. facile, semplice, pulito. no, pulito no. il suono dell'ep d'esordio del nuovo progetto zavala-lopez suona parecchio zozzo e diretto, lontano anni luce dalle produzioni e compressioni di dischi come "the bedlam in goliath". e pure i pezzi non scherzano come distanza: vanno tutti belli spediti, con gli strumenti a dettare legge (flea al basso ed elitch alla batteria) e cedric a tenersi alla larga dall'effetto alvin superstar dei vecchi tempi. solo 13 minuti purtroppo, ma bastano a mettere in chiaro una cosa: questi non sono i nuovi mars volta. menzione d'onore per 'drown your witches', molto molto led zeppelin ma anche molto molto riuscita.

the papermoon sessions - papir meets electric moon


i papir si incontrano con gli electric moon e jammano per 40 minuti. vi serve altro? ok, vi dico che parliamo di rock psichedelico strumentale che va a lambire un po' tutto quello che potreste aspettarvi. quello che invece non fa mai è annoiare, grazie ad arrangiamenti intelligenti e dinamici e una capacità di improvvisazione non indifferente. scusate se è poco.

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