lunedì 23 ottobre 2017

today is the day, 22.10.17, freakout club, bologna



una quarantina di persone in un piccolo locale sotto ai binari a bologna una domenica sera. dopo 25 anni di carriera, almeno due dischi che hanno cambiato il corso della musica pesante, un’integrità incrollabile e uno dei suoni più originali degli ultimi vent’anni, questa è l’accoglienza che il pubblico italiano riserva ai today is the day.
sorvoliamo sugli organ che hanno aperto la serata, almeno hanno suonato poco, salgono poi gli americani fashion week, trio evidentemente influenzato dalle idee di steve austin ma con un’aggressività e un entusiasmo tali da coinvolgere i pochi presenti, scendendo anche dal palco per suonare in mezzo alla gente.
bando alle ciance, salgono i tre today is the day per celebrare i 20 anni di ‘temple of the morning star’, opera unica ed irripetibile nel panorama estremo. sette gli estratti dal disco, otto se contiamo la cover di ‘sabbath bloody sabbath’; è l’ultima data del tour e steve austin vuole evidentemente dare tutto. da ‘temple of the morning star’ a ‘hermaphrodite’ è tutta una tirata, una sequela di mazzate, urla terrificanti e oasi melodiche inaspettate (la tripletta ‘pinnacle’-‘root of all evil’-‘hermaphrodite’ è di un’intensità che stende a terra). la nuova band, composta dai giovanissimi douglas andrae alla batteria e trevor thomas al basso e synth, funziona anche meglio di quella precedente e aggredisce il pubblico col classico suono tagliente e sbilenco del gruppo. con l’andare del concerto austin si scioglie e scherza col pubblico, accenna una cover thrash di ‘a passage to bangkok’ dei rush, tronca un’intro acustica per far sfogare il batterista e intanto urla come non si sentiva da un po’, prima di chiudere il concerto (un’ora e un quarto, durata perfetta) con la cover di ‘folsom prison blues’ di johnny cash. in mezzo tre pezzi da ‘in the eyes of god’ e menzione d’onore per l’incredibile ‘the descent’ dal monumentale ‘sadness will prevail’.
di gruppi così ce ne sono pochi: su tutto la musica, creativa, intelligente, profonda e dall’impatto devastante; poi l’attitudine, coerente, dedita alla causa e senza mai prendersi del tutto sul serio.

l’immagine finale è emblematica: steve austin, sudato dal concerto mentre ancora gli altri non sono scesi dal palco, è già in mezzo alla gente ad abbracciare, autografare e fare foto. non è così prevedibile da parte di uno che cinque minuti prima sembrava volesse azzannarti alla giugulare e strapparti la faccia.

setlist:

temple of the morning star
the man who loves to hurt himself
high as the sky
crutch
pinnacle
root of all evil
hermaprhodite
the descent
mother's ruin
in the eyes of god
going to hell
spotting a unicorn
sabbath bloody sabbath
animal mother
folsom prison bluesPlay Vid

Nessun commento:

Posta un commento