martedì 10 gennaio 2017

sting, '57th & 9th'



io a gordon sumner ci voglio bene. quando ero piiiicolo piccolo piccolo impazzivo per ‘nothing like the sun’, negli anni ho scoperto gli altri suoi dischi e nel frattempo è cresciuto il fanatismo totale per i police, per quanto strafamosi comunque sottovalutati.
ammetto di averlo un po’ perso con il filotto di dischi per liuto, di natale, con l’orchestra… etc etc. il primo era una bella idea, al secondo aveva già scassato il cazzo ed erano un po’ di anni che aspettavo un ritorno di sting in forma pop, quindi ho accolto con molta gioia l’annuncio di questo disco. che però poi fallisce praticamente su tutti i fronti.

a sting del pop evidentemente non gliene frega più una fava, le canzoni vogliono essere semplici ma sembrano invece scritte in 5 minuti mentre gordoncello si gode la sua tenuta mastodontica in toscana. c’è una sottile linea che divide ciò che è semplice da ciò che è banale, ‘57th adn 9th’ non ci si avvicina nemmeno, è banale in ogni secondo:
gli arrangiamenti “scarni e rock” fanno suonare il tutto sottoprodotto, sembrano pezzi provati due volte e via, non c’è nulla di specifico, nemmeno la batteria di colaiuta che un tempo sfronzolava con classe immane sulla splendida ‘seven days’, è tutto genericamente “pop”, piatto e senza reali dinamiche. 

i ritornelli, quando almeno sembrano tali, non funzionano, fanno anzi sembrare pezzi (già brutti) come ‘i can’t stop thinking about you’ come pubblicità della vigorsol degli anni ’90, ti vedi proprio i ggggiovani col loro skate che masticano felicemente.
il poco che si salva sono un paio di pezzi acustici nella seconda metà, senza essere brutti sono solo inutili, mentre è tremenda la scelta di dividere il disco praticamente a metà, coi pezzi più energici nella prima parte e un blocco di ballate nella seconda.
menzione d’onore per ‘inshallah’, uno dei pezzi più brutti mai scritti da sting, mezzo plagio della stupenda ‘desert rose’ senza neanche un decimo della carica di quel pezzo.

delusione pressoché totale, un’opportunità completamente mancata da un artista che sì, non ha più nulla da dimostrare, ma poteva benissimo fare a meno di dare alle stampe un disco inutile di cui tutti ci saremo dimenticati entro un paio di mesi.

provaci ancora, gordon. 

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