venerdì 5 febbraio 2016

corrections house, "know how to carry a whip"


“last city zero” nel 2013 era stata una bella sorpresa, aveva portato alla luce un progetto marcio e sbagliato, corredato da uno spettacolo live disturbante e sporco come solo mike williams sa essere. unico difetto da indicare, alla fine i pezzi del disco potevano sempre essere ricondotti chiaramente ad uno degli altisonanti componenti della band (per la cronaca, mike williams (eyehategod) alla voce, scott kelly (neurosis) alle chitarre, bruce lamont (yakuza) al sax e sanford parker, produttore, ingegnere del suono e responsabile della parte elettronica).
con “know how to carry a whip” i corrections house hanno risolto quel problema e ciò è molto bello. quello che non ci si aspettava è che il livello di coesione del gruppo potesse, in così breve tempo, giungere a tale stato di maturazione. come se non bastasse i quattro lercioni sonici hanno scritto una manciata di canzoni a loro modo perfette in cui ogni componente è a suo (dis)agio e tutto converge verso un punto focale: lo schifo. lo schifo della società, dell’essere umano, della vita, lo schifo dello schifo e di tutto quello che fa schifo. è un disco che vomita a getto e in continuazione, non dà tregua e non ne vuole dare: i beat elettronici sono marziali, asfissianti e distorti, la chitarra alterna feedback lancinanti e riffazzi che pare che ti saltino sulla faccia e intanto si incastra col sax che a volte sembra davvero un sax, se no è solo un altro urlo agghiacciante. solo un altro, perché quello là davanti, comunque vada, urla più di tutti. williams traina tutti nell’abisso coi suoi declami apocalittici dalla fogna più profonda e ogni tanto lascia il posto a qualcuno degli altri per mettere lì una melodia dove non te lo aspetti, quasi speri che le cose possano andare meno peggio per un attimo… e poi invece BAMBAMBAMBAM riprendono sulle ginocchia.
è un disco che dà fastidio e ci tiene a farsi sentire, non riuscirete a fare finta di niente, è come la macchina che passa sotto al ponte quando tu cammini e ti schizza la pozzanghera di pioggia e piscio addosso. puoi anche fare finta di niente ma intanto fai schifo pure tu.

avete presente quel disco che avremmo voluto da trent reznor dopo "the fragile”? potremmo non essere lontani. con un’unica differenza, incredibile a dirsi: qui tutto fa ancora più schifo.

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