mercoledì 20 giugno 2012

Rush, "clockwork angels"




i metallica hanno 30 anni di carriera ma nessuno si aspetta che facciano un discone. i dream theater non arrivano a 30 ma è già da un pezzo che han smesso di fare dischi veramente validi. per andare più sul vintage, si possono contare tutte le oscenità che i deep purple ci hanno costretti a sentire o l'imbarazzo per la produzione degli ultimi 20 anni dei blue oyster cult. o più recentemente possiamo vedere come un gruppo un tempo avanguardista come i meshuggah si sia oggi chiuso in un suono senza vie d'uscita, per quanto ancora perfettamente funzionante.

i rush no.
i rush hanno quasi 40 anni di carriera ed un solo cambio di formazione alle spalle, 38 anni fa. da allora nulla è mai andato storto, tragedie personali a parte.
come se questo non bastasse, clockwork angels, 19esimo album in studio dei canadesi, è una bomba.
i tre canadesi (ricordiamo per cronaca, 59, 59 e 60 anni) per questo disco hanno dato tutto.
è sicuramente uno dei dischi più massicci e scuri della loro carriera, con momenti d'intensità che riportano la mente al capolavoro grace under pressure, grazie anche ad un timido ritorno delle tastiere (e di partiture orchestrali spruzzate sapientemente in giro), ma non mancano di certo le parti più prog che li hanno resi celebri. il fatto è che in questo disco ritroverete in qualche modo tutti i momenti della carriera dei rush, nascosti in piccole autocitazioni o nel tessuto sonoro dei pezzi: impossibile non sorridere quando sul riff di headlong flight compare palese una citazione di bastille day o quando la strofa della title-track si apre in un arpeggio pulito di chitarra con tanto di chorus che non può non far pensare a manhattan project, mentre in generale il suono e le melodie ricordano da vicino counterparts, il disco più riuscito del periodo '90.
ma tutto questo non fa suonare il disco come già sentito, semplicemente è quel tocco di humor auto-dissacrante che accompagna la band dai tempi del sottotitolo de la villa strangiato, "an exercise in self-indulgence".

le canzoni sono una sfilata di idee pazzesche, ritmiche, armoniche e melodiche che portano impresso a fuoco il marchio rush, dagli accordi sospesi della chitarra alle partiture di batteria incastrate come in un puzzle alle fantasiose linee di basso di geddy, qui più del solito in primo piano con un suono potentissimo che dona all'amalgama una potenza fuoriosa, più o meno come succedeva in alcuni pezzi di vapor trails ma senza errori nel mastering. per far capire meglio, questa citazione di un neofita che ha sentito il disco vi aiuterà: "mi fa girare i coglioni per i dischi registrati male che ho dovuto sentire in vita mia".
correggo personalmente in "mi spiace per tutti quei dischi al mondo che non suonano come questo". un mastering così è roba da strapparsi la faccia.

se devo citare qualche canzone direi bu2b, the anarchist, seven cities of gold e the garden, lasciando per ultimi i due capolavori del disco che a mio parere sono la title-track con le sue splendide aperture mozzafiato e headlong flight, sette minuti di puro suono rush che investe come uno tsunami.
spendo due parole anche sul concept fantascientifico che anima il disco, frutto della meravigliosa mente di neil peart, che vede un protagonista in una società distopica che cerca di ritrovare un modo di vivere genuino e dettato dalle emozioni in un mondo gelido dominato da un orologiaio tirannico. sta un po' a metà tra il mondo nuovo di huxley e 1984 ma la penna di neil riporta la mente ai fasti di 2112 e ci avvolge in una storia sentita ed in perfetta simbiosi con la musica del disco.

dopo 40 anni sono ancora qui e la gente ancora si aspetta disconi da loro, che prontamente non deludono. siamo ancora tutti qui ad aspettare che ci diano nuove idee su come andare avanti e loro non si fanno problemi a snocciolarle con una naturalezza frustrante.
che altro dire. ci sono un sacco di gruppi al mondo ma ognuno di loro ha un difetto mortale: non sono i Rush.

ps: chi volesse leggere altre recensioni o altre cose in generale sui rush può andare su www.limborush.it, sito di fan italiani dedicato al più grande gruppo di sempre.

2 commenti:

  1. Perfetta recensione... Alex ha detto che stanno pensando al prossimo disco. Se ci sarà ancora Nick R alla produzione, ne vedremo delle belle ;-)

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