venerdì 22 luglio 2011

scott walker, "the drift"



ci sono momenti di buio nel corso del tempo. momenti di buio pesto, talmente nero da essere nient'altro che un concentrato di nulla, un vortice di vuoto perfettamente statico. è in questi spazi che avviene la deriva. è di questi spazi che si nutre l'esperienza "the drift". in quegli spazi tanto bui da togliere il fiato si incontrano i frammenti dell'esplosione che ha creato questo mostro. sono brandelli di ritmica, alienata, ossessiva, sbilenca, quasi solo accennata e poi lasciata a morire nel vuoto, inutilizzata. ci sono clamorose esplosioni di suono, compatto, assordante, un concentrato di dissonanze orchestrali che dal nulla si para davanti ai poveri stupidi occhi di chi ascolta e trascina nel panico più totale, nella più folle paura che non ci sia, non ci possa mai essere e non ci sia mai stata una via d'uscita. ed è solo la pura verità: non c'è modo di scappare dal vuoto in cui "the drift" vive. perché ovunque si guardi, in qualsiasi direzione lo sguardo si lanci disperato, non vedrà nulla se non frammenti di realtà massacrati, martoriati, fatti a brandelli. e da qualsiasi direzione si è circondati da quella voce. non c'è scampo da quella voce. ovunque vi giriate nel vuoto, per quanto veloci possiate correre, quella voce non vi lascerà mai. non smetterà mai di farvi a pezzi raccontando di violenza, di dolore e di isolamento con quel timbro baritonale, nasale, cupo ed impostato fino all'esasperazione, studiato in ogni sfumatura per risultare sempre il più reale possibile. la voce di quello che un tempo poteva essere un angelo ribelle ma che è stato scacciato e rigettato anche dall'inferno. è la voce onnisciente del creatore dello spazio in cui vi state muovendo. è il dio di quello spazio, un dio sopravvissuto ad un esilio autoimposto, un dio affogato nell'alcol, un dio che ha rinunciato alla vita per poter raccontare tutto il dolore che si può provare, tutto il terrore che incute questo infinito spazio vuoto e la paralisi mentale di fronte alla possibilità di trovarvi qualcosa di ancora più spaventoso: quei frammenti di cui non si riesce a cogliere l'entità, che non si capisce cosa siano o da dove arrivino ma che sono come coltelli che all'improvviso lacerano la carne nei punti più teneri, in quei millimetri di massima debolezza. resistere è inutile. cercare di entrare in questo vuoto razionalmente è una follia. se ci riuscite vuol dire che non fa per voi, che non siete ancora pronti per tutto questo. non è questione di apprezzare o meno il "genere". qui non c'è nessun genere, non c'è alcun tipo di musica. questo non è un disco, questa è un'esperienza studiata solo per far male. è un'opera d'Arte totale, autocosciente del proprio valore come solo l'Arte può essere. o la si capisce o non la si capisce. se non la si capisce con buone probabilità è perché la mente rifiuta di accettare tanta oscurità come effettiva possibilità, come (im)probabile campo d'esistenza. di solito parliamo di opere per consigliarle agli altri, per farle conoscere. questo invece è un avviso: se vi volete un po' di bene lasciate perdere, evitate "the drift", dimenticate che io ve ne abbia mai parlato. se decidete di ascoltarlo ricordate ciò che vi aspetta.

Nessun commento:

Posta un commento