venerdì 22 luglio 2011

no-man, "schoolyard ghosts"



l'aria è leggera, c'è profumo di pioggia appena passata. le nuvole si muovono lentamente sopra la terra umida. la mente viaggia, ricorda, si perde in mille rivoli di memorie di giochi perduti. una voce leggera sussurra, dice che all sweet things will come again mentre lo spazio attorno ad essa si contorce in
un turbinìo di suoni colorati di un grigioblu lontano.
"schoolyard ghosts" è principalmente questo: un disco d'atmosfera in cui perdersi, una di quelle esperienze per quando si ha voglia di scappare e rifugiarsi in un mondo di malinconia e memorie perdute, tristi fantasmi del passato che rassicurano.
rispetto ai due dischi precedenti si nota una volontà di valorizzare di più la personalità di ogni singolo brano, senza però perdere di vista l'omogeneità di fondo, senza far mai cadere l'intreccio di suoni, soundscapes, tensioni e risoluzioni mancate che compone il substrato strumentale dell'album. senza dubbio nei dischi precedenti non avremmo mai trovato un pezzo come "pigeon drummer", altalena in moto perpetuo tra tesissimi vuoti sussurrati dalla profonda voce struggente di tim bowness ed esplosioni di suono inaudite. ci si sarebbe aspettati piuttosto qualcosa tipo "truenorth", ma anche in questo caso wilson e bowness mettono a repentaglio le aspettative dando alla luce un gioiello di 13 minuti accompagnato dalle orchestrazioni di dave stewart e la london session
orchestra.
i no-man hanno acquisito una padronanza dei mezzi assoluta: possono plasmare un brano a loro piacimento, riempiendolo fino all'orlo di particolari, sfumature, colori negli arrangiamenti, senza mai farlo suonare sovrarrangiato o esagerato. come se scavassero un'enorme buca nel terreno e la riempissero di aria: la buca sembra vuota, eppure non è vuota. è un disco pieno, corposo che però suona vuoto senza suonare vuoto. per tutta la durata del sogno la voce di bowness disegna melodie fragili, in perenne equilibrio e pronte a infrangersi in mille cristalli sul mare di suoni in movimento creato da wilson e ospiti con le strumentazioni più disparate, lasciando bene in primo piano le chitarre eteree ed un uso mai invadente del mellotron, figlio certamente delle sperimentazioni che furono di robert fripp a suo tempo.
un meraviglioso mare di grigio in cui lasciarsi annegare dolcemente, cullati da onde d'aria e suono che vi porteranno lontano. molto lontano.
non trattenetevi, neanche quando vi sembrerà di essere troppo lontano.

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